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Verità che nessuno vuol sentire

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Come tutti gli anni l’uomo si appoggiava alla sua ringhiera nella notte fredda, in cui si riflettevano poche stelle, una luna torbida, con un alone biancastro semi sbiadito. Intorno un freddo intenso e la brina ghiacciata sugli alberi che parevano tremare. Silenzio nel raggio di chilometri, nemmeno un treno passava, avevano pensato anche a questo gli attentatori della tav, che lottavano con i loro mezzi per evitare quell’impatto su terre, colture e vivibilità.
Quella era la notte che ogni bambino aspettava, molti preparativi per scrivere la letterina, fare in modo che Babbo Natale atterrasse su un cuscino morbido del camino, in mancanza di quello lasciavano le finestre degli appartamenti aperte. Chi ancora poteva dire di avere un appartamento.
In ogni casa, l’uomo immaginava il comportamento delle persone, strette intorno ai loro figli, ai loro genitori o i loro cari. L’uomo guardava lassù perché nel frattempo si era accesa una stella, magari qualcuno che voleva far sapere d’esserci. Continuava a fissarla e sembrava quasi intermittente, come un enorme occhiolino, come segno d’attenzione.
L’uomo si sentiva di gelare li fuori, forse però era mitigato da quei pensieri, da ciò che lo circondava e che rendeva tutto più magico. A pensarci bene quello era il panorama migliore, la notte, il silenzio e sapere di avere una presenza lassù che lo confortasse, a questo forse l’uomo non aveva mai fatto caso come quest’anno. Quella luce era li da quasi un anno e pareva essere a proprio agio. Probabilmente era li che aveva chiesto d’andare e qualcuno l’aveva ascoltata. Quella notte però era piena di eventi: Babbo Natale arrivava, i re magi giungevano da lontano, avendo come guida turistica una cometa a indicare la retta via, poi qualcuno d’importante nasceva colui che forse sapeva tutto. Un pensiero buio si stampò sul volto dell’uomo, fra se e se si domandava se colui che quella notte nasceva, sapeva dove finiva, se era al corrente che sarebbe nato già con i debiti da neonato, non sapeva se c’era equitalia a aspettare la sua nascita per pignorare la culla a Giuseppe e Maria, perché così andavano le cose, nessun miracolo poteva servire. Sarebbe forse nato in una famiglia violenta con lui?. Era al corrente che probabilmente i loro genitori litigavano spesso?. Forse per colpa di quel lavoro che non arrivava, o perché non avevano detto tutta la verità a Babbo Natale, sulla loro infanzia difficile?. Di chi era la colpa di quella notte che tutti volevano fosse magica. Magari i genitori del nascituro sarebbero stati nel consiglio di Roma capitale anni e anni dopo, e lui si vergognava. Forse sarebbero stati titolari o legali rappresentanti dell’expo di Milano che avrebbe dato lustro alla città e alla nazione intera. Conosceva forse qualcuno che poi nel corso degli anni avrebbe perso un occhio in quelle rapine sanguinose dove ci scappavano i morti veri?. Lui che era nato era al corrente di tutto questo o fingeva di non vedere, perché gli uomini scontassero ingiustizie che non gli appartenevano. Quando l’uomo intendeva dire che lo spirito del natale si basava sul buonismo, intendeva questo, lo continuava a pensare fissando il cielo. I bambini, e Lui Bambino nato il 25 dicembre non potevano forse aver colpa di nulla. Tutti in quei giorni facevano finta di nulla e elargivano falsi sorrisi e pacche sulle spalle, quasi a dire per quest’anno non mi hanno beccato. Allora all’uomo scappò un sorriso, pensando alla scena dei Re magi che volevano tornare indietro, per mettere al sicuro i propri denari e preziosi.
Un ultimo pensiero fu quello che gli lasciò il sorriso, sapere come al mondo ci fossero altrettante persone che onestamente si guadagnavano la stima di tutti. Persone che non venivano mai citate o salivano agli onori della cronaca, ma che con il loro lavoro salvavano vite e pensieri, diffondendo sano amore. Quest’anno l’uomo aveva una richiesta da fare, che il messaggio di fine anno lo portassero proprio loro, persone qualsiasi che avevano qualcosa di straordinario, sapevano essere. A noi non servono persone che si vestono con la cravatta e a reti unificate, parlano, parlano, parlano, noi abbiamo bisogno di quelle persone che parlano con i loro silenzi.
Ora l’uomo li fuori si sentiva a proprio agio, sapendo che qualcuno l’aveva ascoltato
Franco Pancaldi

Sereno Notturno

Pubblicato da serenonotturno

Franco Pancaldi nasce e dimora nella provincia modenese dal 1962. Ricca di storia e nota per il saper vivere, ne assorbe i modi e cresce trasmettendo a coloro, che sono a lui vicino, il gusto di cogliere nella semplicità la bellezza insita in essa. Cultore della conoscenza del giusto, riesce attraverso un senso d'innata e spiccata attitudine, a svolgere mansioni manuali con estrema facilità. Lui stesso si definisce “un’anima libera” e continua a esserlo nelle sue diverse espressioni quotidiane di vita, allontanando e fuggendo quell’ombra che solo l’abitudine può dare. Sempre pronto a intraprendere nuove sfide si realizza attraverso un crescente bisogno di crescita personale. Il suo leitmotiv: “Conosco i miei limiti ma non me li pongo”.