Il gesto

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American Hitachi by Grant Wood.

Il gesto
Solitamente quelle labbra arrivavano prima del respiro dopo però qualsiasi pensiero Era lì che aveva luogo l’incontro nell’univoco voler essere presenza sottile macinata presenza.

E della sua saliva, ricordare la via che lasciava, tra le pieghe e i pori, segnare il solco per invitare le dita, scambiarsi promessa del miglior tocco, darsi il cambio, unirsi nei punti.

Stretti passaggi finemente delineati, magia dei contorni che ne risaltano essenze e profumi. Quelli intrisi nella stoffa del piacere.

Sulla pelle liscia i polpastrelli sono aghi e il desiderio è un’impuntura perfetta, cuce tra le scapole e imbastisce i fori, segue gli orli di carne fino alle fessure.

Sott’occhio quel marmo pare caldo, sebbene duro e statico, ma offre, soffre e ricopre sbizzarrendosi in quelle vie d’orgasmo che si celano in sussulti e spasimi. Orsù tieni la piega e volta il desiderio per i giorni meno proficui. Pare esserci carestia di orgasmi.

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Sereno notturno

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La testa e la mente ha incamerato tutto il passato fatto di ricordi. Il presente non ha bisogno di questo, lo vivi.

Manca quel pezzo di vita della fase di mezzo, quello nessuno lo potrà rianimare, eppure è lì come presenza.

Franco

 

Sereno notturno

La tazza era troppo calda

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La tazza era troppo calda

Arriveranno quegli attimi e loro saranno li ad aspettare.

Tutto ciò che pensavano lo tenevano al caldo in infusione come quel tè delle cinque al tavolino del bar.

Così bollente tanto da mescolarsi all’acqua emanando profumo di buono.

Chi voleva sapeva aspettare il momento per decapitare i tuoi piccoli  pensieri

Ma tu sarai grande allora e troverai i tuoi alleati a salvarti.

Franco

Natura sei

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All’uomo in realtà non interessa la natura dell’essere umano, deve solo avere il dono della bellezza nei pensieri così come nelle azioni e capire rispettando ogni natura consona o no al suo modo di pensare.
Per il rimanente c’è sempre una birra in fresco che mette d’accordo anche i più esigenti.
Franco

Trofei rimasti nella nostra mente

Trofei rimasti nella nostra mente

Ti è mai capitato di fermarti e pensare a quante cose avresti potuto fare e che non sei riuscito per pigrizia o per fretta, forse perché magari non le ritenevi giuste o valide. Quante invece quelle che avresti voluto dire e ora non puoi perché sono cambiati i momenti o le occasioni. Magari a tua madre in un’occasione qualunque. Uno sguardo o un abbraccio senza in effetti ci fosse una valida motivazione, andandola magari a trovare a casa. Pensi mai a quante volte lei potrebbe aver scelto di dirtele ma tu uscivi frettolosamente dopo una lunga giornata  di lavoro; vale la pena correre e non fissare sguardi e frasi di chi ti vuole bene? Non deve per forza essere uno sguardo del genitore,  vale la stessa cosa per un amico, un collega, chi ti sta o stava vicino. Non esiste un tempo per fissare un sguardo, forse solo la volontà  di farlo, in fondo non facciamo mai la stessa cosa rispetuta nello stesso istante e questo fa parte dello scandire della vita. Poi ci si pensa perché noi siamo fatti di emozioni mancate e mai riusciremo a colmare. Franco

Sereno notturno

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Fuck

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Fuck

Non si ha tempo per un sorriso, nemmeno per un saluto. Figuriamoci se lo si trova per un pensiero, anche se è  solo quello, lo stesso che ti apre i polmoni di gioia la mattina e ti porta felice fino a sera. Ha un solo nome che affonda le radici in millenni di conoscenza; il pensiero della libertà. Troverai sempre qualcuno  disposto a infangare  la tua, rispondigli che questa virtù  porta a vedere il lato positivo delle cose. Perdici un minuto o un’ora, poi sempre con la dovuta calma e libertà  puoi mandarlo a fare in culo.

Franco

sereno notturno

Quel giorno di febbraio

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Diario
Quel giorno di Febbraio
Gli corse dietro per tutte le stanze mentre lui scappava quel pomeriggio di febbraio del 1972. C’era tanto freddo, non nevicava anche se il cielo aveva il colore della neve. Il caldo dell’appartamento della nonna, contrastava col gelo fuori, ma non poteva rinunciare ai carri mascherati. Aveva appuntamento con gli amici di nascosto dai suoi, la nonna probabilmente ignara lui avesse dei compiti gli aveva dato il permesso. Il costume era appoggiato sino dalla mattina in camera del nonno. Ognuno aveva la sua stanza una per il nonno e una per la nonna. Facevano tenerezza benché condividessero lo stesso appartamento erano dieci anni e più che non si parlavano, non litigavano, si incrociavano solo con gli occhi. Lui corporatura robusta piccoletto e con i capelli sottili sottili bianchi e arruffati, quando tornava dal negozio la prima cosa che faceva si metteva a sedere nella sedia di vimini, il cuscino sotto il sedere e la gamba destra appoggiata allo sgabello anch’esso di vimini chiaro. Lui era reduce di guerra al fronte e la ferita all’arto se l’era procurata proprio li, simpatico a tutti “Il nonno dalla gamba dritta” veniva soprannominato. Aveva sempre le sue tappe, anche perché gli ci voleva del tempo da casa sua al negozio, quasi un chilometro e con quella gamba faticava non poco. Un cappello in testa, quelli di feltro, che con maestria e educazione toglieva sempre prima di entrare in quel caffè.
La nonna era chiamata il maresciallo, a dire il vero avevano ragione i parenti, unica donna di dieci fratelli, li metteva in riga tutti quanti: pulizie, compere, aveva gusti molto raffinati, prediligeva il meglio di ogni cosa comprasse. I suoi fratelli non erano in casa con lei, ma lei era sempre in casa da loro. Non esisteva telefono, esisteva lei e la sua bicicletta, era come un postino al fronte, solo che anziché recapitare lettere, portava sempre delle grosse sgridate ai loro fratelli, in pochi erano sposati, chi aveva scelto di vivere con un fratello, chi la strada della chiesa e si era fatto frate, chi aveva preso ahimé la via del matrimonio. Col senno di poi era meglio la chiesa.
Casa sua era un porto di mare, i vicini volevano bene a tutti e due, lei con le ricette Venete portava allegria mentre le spiegava: “Le masanete” praticamente dei granchi dal guscio arancione, una favola condite con l’olio, l’aglio e il prezzemolo. Oppure il minestrone di fagioli che se avanzava la sera si mescolava insieme al radicchio rosso di Chioggia. Quello era il mese di febbraio e preparava sempre “I crostoli” di carnevale, strisce di pasta dolce tirata a mano, con tutti i bordi frastagliati e un taglio in mezzo, li metteva a friggere e li cospargeva con lo zucchero finché erano caldi. Anche quel giorno li aveva preparati. ma lui aveva fretta di uscire e li avrebbe mangiati al rientro. Andò in camera del nonno prese euforicamente il suo costume da pellerossa comprato dai genitori giorni prima, quello di pannolenci con tutti gli accessori, scarponi e maglione grosso sotto. Salutò la nonna, dicendo che sarebbe passato dal nonno a trovarlo tanto era in quella strada. Uscì e passò in centro nel negozio del nonno, poi con i suoi amici si diresse con il pulmino al vicino paese dove c’erano i carri. Una volta i carri mascherati erano forse meno costosi di ora, ma chi stava sopra lanciava più cose: fette di mortadella, panini, wurstel, salatini, pupazzi e palloni.
I suoi amici si erano vestiti tutti sia da indiani che da cowboy, c’era proprio un carro di quel genere e loro quattro furono chiamati dagli organizzatori su con loro a festeggiare. L’euforia e l’eccitazione erano alle stelle, loro che avevano sempre visto il carnevale da terra, ora erano parte attiva e lanciavano anche loro i regali alle persone che stavano sotto. tutto questo fino alle sei di sera, poi stanco, sudaticcio salì con i suoi amici e rincasò per le sette.
Salito lo aspettava la nonna con “i crostoli.”
Poco dopo suonò qualcuno, era il padre che con tono minaccioso e lui ancora vestito e sporco, gli chiese se aveva fatto tutti i compiti per il giorno dopo.
Silenzio
Gli sguardi si intrecciavano: figlio, padre e nonna, lui ammise di no, che non li aveva ancora fatti, suo padre s’infuriò talmente tanto che per la prima e unica volta decise di dargli una lezione pesante, correndogli dietro gli lascio andare una botta nel culo a mano aperta che lo fece sobbalzare di due metri, mentre la nonna, proprio perché lo vedeva terrorizzato cerco di mettersi in mezzo. Le parole furono esaustive, non esci di casa per una settimana e ora vai di la e fai i compiti.
Poi uscì
Passò tutta la sera fino alle nove e mezzo tra il ricordo del pomeriggio passato e l’odore dei “crostoli” che ogni tanto la nonna gli allungava come si fa nelle carceri.
Franco

Sereno notturno

Universi di vita parallela

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Universi di vita  parallela.

 

Ti incontri con nuove realtà, staccandoti da vecchi pensieri stanchi.

Mentre vai avanti tra gioia e tiepidi sorrisi.

In quel cambiamento che involontariamente proprio perché tale, muta un volto.

Sei un uomo troppo piccolo o un bambino na

to grande.

Sei sorriso con lo sguardo a tratti serio e musone

Fasi alterne.

Sei così poco pratico dei sentimenti da capire di non riuscire a gestirli.

In fondo non puoi addomesticare un impulso

Una forte irruenza.

Quella c’è esiste e esisterà

Nessuno può sradicare un’anima irrequieta un pensiero

irrequieto

Una vita irrequieta.

Quella dei dannati in eterno conflitto timorosi di non rendere giustizia a niente e a nessuno.

Li chiamano eterni infelici, quando in realtà  avrebbero molto da che gioire.

Quello è  il loro mondo sino alla fine, nell’universo di vita parallela. Franco

Sei sicura in fondo sia tutto zucchero e miele, senza pausa così all’infinito. Mancanza pura di un contatto che non è solo ciò che preme nella carne.
Ma quello che pulsa nella mente.
Sei sicura sia quello il volere e non solo un piacere?
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Vorrei essere intervistato sui fatti

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Vorrei essere intervistato sui fatti
Ditemi voi in cosa credete. A quello che sentite o che vi viene detto. A un furtivo sorriso che sa d’imposizione o un gesto forzato che non profuma di sentimento.
Vi basta forse solo un piccolo sguardo a colorare il giorno. Quello che diciamocelo tutto non sarà fatto da tutte quelle farfalle nello stomaco, ma ha quel dolce retrogusto di pacata serenità. Spiegatelo voi a quelli che s’intendono di queste cose, che in fondo un sorriso nasce dalla tranquillità.
Franco

A nudo

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E strano, a volte ci si sente come quei vecchi dischi al vinile.
La cui puntina gira sul solco e fa uscire quelle note che si trasformano in canzone.
Il disco gira e ripete incessantemente quel movimento e la puntina sopra di esso.
Soliti movimenti ripetitivi, fino al punto in cui la puntina perde la retta via e si adagia appoggiandosi di lato.
Il disco in preda a una crisi, si blocca, fino a quando non arriva il generoso di turno che fa ripartire tutto dall’inizio.
Fino quasi a consumare quel disco di vinile. Franco

Sereno notturno

Scie perverse

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Scie perverse
Cosa succede: schematico, freddo, irriverente e per nulla compiacente. Cammini sulla corda senza riparo. Non sei fatto per guardare in basso, hai paura a camminare. Non vedi l’altro capo, il seguito confuso nella foschia. Fossi nel lago aspetteresti Caronte, che desto com’è ti porterebbe all’altra sponda. Sei sazio di concetti e troppo adulto dentro. No mio caro amico, aspetta passi la nebbia per continuare a camminare tra gli sguardi di chi non sperava tu saresti riuscito a alzarti. Franco

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Qualcosa che sappia di miele, che non sia dolce ma profumi di buono. Come quelle sere di primavera in cui si mescolano sapori e odori di sapienza. Quella che fa girare il mondo con la saggezza dei pensieri e l’odore dei ricordi. Franco

Sereno notturno

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Diario 11 giugno 2015

A volte mi domando come sarebbe andata, solo per logica conseguenza vorrei saperlo.

Come sarebbe stato se quel giorno non fossi stato li a quella festa di fine anno, non fosse stato così tanto freddo da trovarmi a pisciare sulla serratura dell’auto per aprirla. Magari potevo non essere alticcio ed evitare così di scivolare, a fatica poi in auto ti avrei portato a casa. La prima di tante altre volte. Non sarei stato curioso se alle tre di notte al rientro non mi fossi fermato al mio bar, aperto solo per gli amici, non avessi partecipato a quella seduta spiritica dove mio nonno mi diceva qualche cosa sul mio futuro. Sicuramente non mi avrebbero steso tra due sedie, mentre con il vuoto sotto qualcuno mi saliva sopra, non sentivo dolore, semplicemente ero distante e non percepito rumori. Avrei scelto altre compagnie e altrettante storie. Cazzo qui ve ne erano tante e a loro modo abbastanza pesanti; al punto che la maggior parte di loro per scelte sbagliate avevano imboccato vie senza ritorno…

Allora la mia vita è stata solo piena di fortuna o frutto di intelligenza a non spingersi oltre. Ricordo ancora che in quella ala dove entravo, mi invadeva quell’odore di cipresso, quasi nauseante. Uguale come tutti quei posti. Entrando svoltavo a sinistra e li quelle foto: volti giovani, belli, ragazzi e ragazze, colpevoli di aver azzardato troppo. Sembravano li come in fila a aspettare l’ingresso in quelle discoteche dove ci trovavamo sempre. Quante volte, quante risate intorno a quei tavolini con coca rum e sigarette. Per Natale mi avevano regalato un giubbotto di pelle aveva quindici giorni, color beige scuro, puzzava ancora di pelle nuova. Maldestramente persi il tagliando di plastica per il ritiro in discoteca e lo ricordo come oggi, quella sera tarda a fare l’autostop in camicia con la pelle gelata e i brividi addosso. Noi eravamo così; sfidavamo tutto e tutti. Quella sera ci eravamo divisi per il passaggio in macchina, chi ti caricava era sempre qualcuno che conoscevi. In quei giri giravano canne, droga e alcool e le ragazze per una canna si facevano toccare il culo, le tette o addirittura rimediavi scopate furtive. Quella sera mi caricava una mia amica talmente fatta da non riuscire a guidare. Per strada nessun controllo, solo buio e musica a palla. Non riusciva a tenere il volante e decidemmo di accostare per smaltire. Quante ore passarono, forse due ma ci svegliammo sentendo frastuono intorno, scendendo dall’auto riconoscemmo alcune persone dentro e intorno solo lampeggianti. Tutto a cento metri da noi. Ci avvicinammo ancora, ma loro non erano più li con la testa, ubriachi e distrutti contro quel muro di recinzione non respiravano. Quante cose e quanti ricordi, solo fortuna di non esserci fermati cento metri più avanti o di non aver preso il passaggio successivo.

Si hanno troppi ricordi e il desiderio di non buttare via le vite. Perché questo è solo un episodio, e ne citerò altri. Farò leggere a mio figlio ogni cosa, perché allora come oggi ci vuole anche fortuna.

Dedicato alla vita. Franco

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Non puoi sapere e se anche fosse non riusciresti a capire.
Perché in fondo cercare di comprendere è solo per persone sensibili.
Lui l’accarezza e si dilegua, mentre lei lo guarda con l’amarezza dentro.

Sereno notturno

 

Lividi secchi

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Lividi secchi
Rimanendo con sé stessi
ci si racconta avventure mai viste.
Sgrammaticando un verbo
Mettendo parole in confusione.
Irriverenti pensieri
Su quella pelle umida
Che frena mani curiose.
Quelle cosce irriverenti
Che osannano un desiderio.
Senza capire sia li
Che preme in quella lurida patta
Pari curiosa a capire cosa stimoli
Quella dura sensazione.
Forse te ne accorgi sul tuo grembo
Mentre quel medio affonda nel tumulto
Poi frenesia a colpi ben assestati. Franco

Sereno notturno

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A culo col mondo
Sono vietate scene esplicite, scene apparentemente istigatrici al sesso, quelle che lontanamente assomigliano a un’effusione. Quelle di chi dentro l’effusione ci vedono la forma di una passera, magari sotto sembianze di una fragola… ma si sa la voglia rende ghiotti. Non puoi mettere un culo sebbene velato, viene scambiato per pura pornografia. La lingua è maldicente, (ma rendetevi conto che non parla lecca solamente). Gli unici membri di cui non ci vergogniamo ancora sono quelli eletti a nostra volontà. Parliamo della verdura… un assieme di cose impresentabili, che rende le persone schiave di masturbarsi. Addirittura una natura morta farebbe sfaceli, perché l’idea è quella di renderla viva. Il linguaggio senza scadere troppo, viene letto come offensivo dalle stesse persone che poi sono di una tale moralità porca che solo a sentirle parlare altro che viagra per resuscitare.
Cosa rimane se non l’immaginazione.
Ecco
Ora lo sto facendo e questo è favoloso

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Guardando al di là dell’orizzonte, ci saranno sempre sguardi e vedute sopraffatti dai veli dell’ipocrisia.
A nulla vale sapere o pensare di mitigarli, loro saranno sempre così è tu sarai sempre un perfetto sconosciuto di quelle ombre.
Momenti saturi di bisogno d’un respiro.
Franco
Sereno notturno

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Non si può cambiare pelle per niente e per nessuno. Decisamente può variare il suo colore, ma questo dipende solo dal suo grado di maturazione. Franco

Sereno notturno

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Complicità di un respiro misto appartenenza

Se respiri con foga eccessiva rischi di cancellare troppo in fretta quello che passa davanti.
Potresti respirare con più calma ma perderesti il seguito degli eventi.
Quindi provi a respirare con decisione ma quello lo fanno tutti e cadi negli stessi attimi di sempre…
perfettamente uguali.
A volte si è un miscuglio di appartenenze. Franco

Sereno notturno