Sguardi paralleli

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Sguardi paralleli
Finalmente è giunta l’ora, ho i miei sessanta minuti d’aria e vado li fuori, ho paura, non so cosa mi aspetta tra quelle vie. Mi hanno raccontato le cose più assurde, persone che non riescono più a sorridere, quasi impaurite di essere prese per pazze. Un rituale sconvolgente duro e inesorabile le ha ridotte così, senza potere decisionale sui propri umori… dei robot, senza sentimenti proprio come volevano che fosse. Loro se la ghignano di vedere persone in quello stato, perché sanno di averle in pugno. Giro l’angolo e un’anziana guarda impaurita l’orizzonte e si ferma, quasi a voler scrutare la sua disperazione, mentre incrociando l’angolo della piazza un magrebino con faccia allegra, (perché lui è abituato a cose peggiori, nella disperazione più assoluta ha lasciato la tutto nella sua città. Non intuisce che l’anziana signora, viene dai duri tempi della guerra, eppure lei è triste sempre più e abbassando lo sguardo, vede che un gruppo di anziani di colore ha praticamente invaso le panchine. Il loro ritrovo è li in piazza, quella che una volta lei adorava, sul fare della sera, con la brezza portava fuori la sua sedia e parlava tra amiche. Ora… non distingue più tra il bene e il male e nell’indecisione tira dritto pensando con gli occhi lucidi che in fondo non le resterà molto da vivere. «Ciao Gianna dove stai andando così di fretta» Sua figlia la guarda e con un tiepido sorriso le risponde che va dal parrucchiere uomo donna, almeno così è scritto davanti al negozio, nell’insegna diversi disegni di pettinature inguardabili. «Sai mi hanno detto che si accontentano e sono bravi, non usano nemmeno shampoo d’importazione, questo almeno è un bene per i miei capelli e per il mio portafoglio.
Il negozio di acconciature l’hanno rilevato dei cinesi che hanno pagato in contanti l’attività alla mia amica,lei è andata in pensione e con quei soldi riesce a tirare avanti.»
Cazzo, non so sinceramente se tornare dentro subito e non vedere altro o continuare, ma oramai si fa buio e i vicoli sono sempre meno affollati, eppure delle voci mi fanno continuare, non sono propriamente delle voci, provengono dall’androne del palazzo disabitato, io devo passarci per forza davanti e soffermandomi intravedo una coppietta, lui con i pantaloni abbassati e lei praticamente attaccata con la schiena al muro e le cosce sorrette dalle mani di lui, Una coppia giovane, lei ha la pelle liscia e la guardo senza imbarazzo, anche lei mi guarda come a scusarsi, ma io faccio un gesto con la mano in segno di saluto e penso che in fondo queste sono veramente le cose giuste e belle della vita.
Mi aspettano per il ritorno, felice di saper cosa raccontare a me stesso stanotte.

Maggio 2016

Informazioni su serenonotturno

Franco Pancaldi nasce e dimora nella provincia modenese dal 1962. Ricca di storia e nota per il saper vivere, ne assorbe i modi e cresce trasmettendo a coloro, che sono a lui vicino, il gusto di cogliere nella semplicità la bellezza insita in essa. Cultore della conoscenza del giusto, riesce attraverso un senso d'innata e spiccata attitudine, a svolgere mansioni manuali con estrema facilità. Lui stesso si definisce “un’anima libera” e continua a esserlo nelle sue diverse espressioni quotidiane di vita, allontanando e fuggendo quell’ombra che solo l’abitudine può dare. Sempre pronto a intraprendere nuove sfide si realizza attraverso un crescente bisogno di crescita personale. Il suo leitmotiv: “Conosco i miei limiti ma non me li pongo”.

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