Strane cose succedono

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Strane cose succedono

La forte corteccia a volte viene scalfita dallo scellerato gesto di qualcuno che con la pretesa di lasciare un ricordo non capisce di ferire la natura.

Altre volte la natura stessa si rivolta contro quella pianta sana attraverso fulmini o venti forti.

Quando invece la natura inveisce contro vite non colpevoli, ci si chiede il perché. Come sia successo. Solo allora ci si rende conto che la vita umana, la natura e tutti gli esseri esistenti, hanno lo stesso ruolo, la vita.

Solo che alcuni splendono di luce superiore: sono la vita, la fonte di bellezza e di serenità. Sono sempre state così quelle persone nell’arco dei loro anni, noi a loro dobbiamo la conoscenza, perché solo chi ha trascorso un briciolo di vita con loro è in grado di comprendere il valore della loro esistenza.

Io sto imparando tanto e non sarò mai abbastanza grato delle lezioni, di chi con un gesto ti fa apprezzare la vita.

Per cui mi sento in debito e senza timore alcuno voglio dire che hanno tanta forza dentro e che verranno ripagate dalle stessa natura, attenta e pronta. Come? Semplice donando loro la forza di capire che hanno ancora tanto da dare e vaffanculo a chi piange senza speranza. Vaffanculo a chi parte perdente, prendere esempio da chi insegna la vita. Loro si salveranno e solo a quel punto io sarò felice, solo allora saprò di aver portato a termine una vera amicizia. Tu resti qui cazzo. Franco

Sereno notturno

Oasi

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Vai in quella direzione accorgendoti che è quella che vuoi, quella che pensi e quella che media tra stati d’essere differenti. Urli corri e ti sgoli per farti sentire. Forse scambiano tutto questo per sfogo, da un lato è presumibile questo, dall’altro sei tu solo tu a saperlo facendoti comprendere per quello che sei. Franco

Sereno notturno

Incanto

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Incanto
Chiudere gli occhi stretti stretti, per non lasciare passare traccia del giorno e pensare, sfiorare ricordi che prendono colori diversi. Sono li come fotogrammi e non capisci se come o soltanto quando, abbiano inclinato il percorso della vita.
Sottolinei in uno sbattere immaginario di ciglia le situazioni piacevoli e quelle meno in uno stato vigile del pensiero. Gesticoli quasi a spiegare a un ipotetico interlocutore i passaggi nei minimi particolari. Sei chiuso tra l’euforia e il buio, in quella sorte di altalena in cui cerchi di darti una spinta forte, quasi uno scossone e li apri gli occhi. La realtà è li e tu hai il piacere di viverla. Franco

Sereno notturno

Cammina oltre

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Cammina oltre

Quel giorno pioveva, anzi c’era il sole fuori ma pioveva dentro.
Quel respiro fattosi lieve lentamente si ferma poi riparte pacato, per far tornare a vivere. Perché si sa bene tornare a respirare emozione è più di un salto di la dal presente.
Massaggi all’anima sono resi impercettibili se sfiorati da parole distanti o da sguardi assenti.
Non darò a nessuno la possibilità di appoggiarmi un piede nella schiena per paura che io mi sollevi. Sarò già lontano oltre la sua stessa orma.

Franco

Indifendibili

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Io sono a favore delle donne, le adoro e le difendo, sempre non ci riescano già da sole. A volte però ci sono donne indifendibili, proprio perchè “non capaci di intendere ma di volere.”. Quelle rovinano la bellezza persino di un fiore. Franco

Sereno Notturno

Irriverenza

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Irriverenza

Si poneva straordinariamente esposto su quei tessuti di piacere, quelle trame trasgressive che vibravano d’irriverenza.
Al nitido trasparente sguardo d’emozione prima ancora che passione.
Segreti intimi di maldicenze sulla pelle sfiorata dal passaggio di quelle dita che ne tastavano la debolezza. Quella lingua arsa da desiderio irrefrenabile di scoprire cosa si nascondesse oltre quel possesso.
Lei era li di fronte a lui nuda, coperta solamente di voglia, gambe spalancate in segno di quella irriverenza che eccitava l’uomo. Umida mente aperta a sentirne i desideri, che trovavano in quelle dita motivo per affondare e salire su fin dentro una passione.
Contorcersi e accartocciarsi su se stessa nel culmine dell’orgasmo, quasi a chiedere perdono di così tanto sussulto. Invece no l’uomo la guardo la strinse a se e ne colse con la lingua i momenti. Franco

Pelle

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Pelle

Stanchi di correre e verso dove poi: un saluto, un volto, un attimo, una malinconia, un respiro, un silenzio, un’emozione svanita o presente. Guardi ma cosa: il fiorire del campo, il silenzio del letto, l’ossessione presenza assenza, il passare del giorno, la carne rigida. Ascolti il nulla, il silenzio assordante, i falsi discorsi, i tacchi di quella di sotto.Concludi che devi prendere la rincorsa e non sentire più nessun eco, guardare lontano, picchiare i pugni sull’anima di chi ha presenza-assenza.
Franco

Percorsi

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Gli strati dell’anima sono permeati di strade parallele
dove ognuno sceglie come sentirsi.
Solo chi sa leggere questi strati
troverà la luce che lo conduce
verso l’emozione.

Sereno notturno

Funamboli di sostanza

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Funamboli di sostanza

Veniva di lussuria celava di sostanza, creava nelle proprie carni quell’esempio di femminilità convulsa, che spalmava sulla sua pelle liscia contorcendosi nel semplice e dilagante godimento copioso. Sapeva essere trovando virtù in quel semplice gesto. Frugava la sua pelle che celava intimo desiderio. Caparbia essenza che non cedeva a nessuna falsa illusione. Chi sei per chiedermi di colpirti con dura essenza, se non l’essenza in persona. Franco

Intervista in privato

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Intervista in privato

Ho un sondaggio sacrificale da proporti lo accetti?

Ovvio non mi tiro mai indietro alle domande.

– Esiste l’amore?

Azzo così di brutto, alla prima domanda questa delle cento pistole.

– Certo ti avevo avvertito che sarebbe stata dura. Allora?

No

– Cosa No?

Per me non esiste e affermo questo come un mio pensiero, sicuramente controtendenza, ma sentito

– Ascolta tutti parlano d’amore e tu non credi a questo sentimento?

Tutti parlano di pace caro mio e perché continuano a fare le guerre, sei capace di rispondere a questo!.

– L’amore è un equilibrio tra due persone non pensi a questo?

Anche la pace lo è tra due popoli, invece ognuno vuole la sua parte, ognuno ha le sue credenze, abitudini, (cazzo abitudini).

– Si è sempre decantato l’amore nei film, racconti, nelle feste, in chiesa, Quindi?

Quindi per dirla tutta, l’amore più importante è il rispetto e non mi sembra che ultimamente, almeno dalle cronache emerga questo. Alla maggior parte degli uomini il rispetto è tu donna fai quello e stai zitta o sono botte. Nelle scuole si picchiano i bambini e queste sono mamme dei loro a casa. nelle case di riposo i vecchi sono trattati come un peso e li lasciano tutto il giorno in una carrozzina, quando gli va bene, oppure legati ai polsi per paura possano far del male a qualcuno (questo l’ho vissuto di persona sulle spalle di mia madre).

– Ascolta non divagare troppo e concentrati sulla risposta, sei proprio al contrario di tutti porca puttana, tutti si amano.

Certo anch’io amo, il mio e lo ripeto è un segno di rispetto, ci si unisce in matrimonio nella buona e cattiva sorte, poi appena arriva la cattiva sorte si viene allontanati. La cattiva sorte alla fine cos’è, un calo di desiderio, una presenza diversa, una malattia, un disagio o una violenza.

Sta di fatto che nella cattiva sorte vien comodo spostare l’attenzione sul fatto che “Non sento più niente”. Ahahah mi scappa da ridere, senti anche troppo, ma ti sei stancato. Decantano il fatto che l’amore non debba mai finire, salvo poi smentirsi alla prima occasione.

Giovani di trent’anni che si innamorano di una donna di ottanta, cazzo avranno tenuto la figa sotto spirito, non venitemi a dire che sentono le farfalle quando le baciano la dentiera o le cercano le tette al piano di sotto. “Sono innamorato di lei, non per i soldi tengo a precisare, anche se è benestante. Perché mi fa stare bene. Certo te lo credo pure io che ti fa stare bene.

– Allora non credi all’amore a prima vista?

Assolutamente no, credo all’emozione, al pensiero a quello che ti fa sentire bene, ma che esula dall’amore.

Chi dice che tutto questo, forse dimentica che l’amore non si da e non si regala così, se esistesse quello si chiamerebbe scambio. Anche ai figli si da loro emozione, tranquillità, aiuto. I bambini assorbono questo come emozione, l’essere considerati e non sgridati come in una caserma.

Ho una madre dirimpettaia al mio appartamento e la sento urlare coi suoi figli, in preda a crisi isteriche e lei si giustifica dicendo cosa: a scuola sopporto i bambini e a casa mi sfogo coi miei. Tu sei da rinchiudere credimi.

– Penso tu sia la prima persona che mi risponde in questi termini, Perché sei così prevenuto?

Io prevenuto, no sono realista.

– Come realista, allora tutti gli altri sbagliano?

Non mi interessa se sbagliano o no, questo è il mio pensiero, come sempre contro tutti. Sono felice di essere così, almeno sono vivo e penso con un minimo di testa.

– Quindi gli altri non ragionano?

Assolutamente sono punti di vista. Sono arrivato a questo con la consapevolezza, ho fatto un percorso mio, autodidatta. Lo facevo quando ero costretto a stare in casa per accudire mia madre, visto che la persona che aveva dichiarato amore, nonostante tutto si era defilata. A mia madre davo attenzioni e l’ascoltavo, alcuni lo possono chiamare amore, io emozione.

– Cosa ti piace in un rapporto tra un uomo e una donna.

Questo, l’emozione, il rispetto e il poter essere liberi col pensiero. Può sembrare nulla, ma è la base.

– Mi ha fatto piacere questa breve intervista, prometto che ci risentiremo presto

Anche a me ha fatto piacere spiegare un mio punto di vista. Lo so non sono normale, ma preferisco essere un’emozione anormale che essere scontato. Franco

Sereno notturno

Non è mai sbagliato psicoanalizzarsi, sono capaci tutti a prendere uno bravo a farlo.

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Non è mai sbagliato psicoanalizzarsi, sono capaci tutti a prendere uno bravo a farlo.

Pensi di riuscire a tirare le somme?. Vista la tua età diviene quasi un obbligo, hai intrapreso molti percorsi negli anni, alcuni li hai cercati altri te li sei addossato. Cosa sai di te?. Cosa hai scoperto del tuo carattere che non sapevi? Ti senti un perfetto uomo o un emerito stupido?. Altri avrebbero fatto gli stessi passi o si sarebbero fermati alla prima discesa dell’infero?. La vita pone domande e non ti da sempre risposte, quelle l’uomo le aveva dentro e a giudicare dagli sbalzi d’umore non erano sempre chiare. Si interrogava con la vita e questa lo aveva messo a sedere a fargli domande incalzanti. “Non so cara vita, in realtà si ha paura di non rispettare gli altri, di far loro del male e questa sorte di letto obliquo sull’asse dei pensieri è un tarlo che incupisce l’animo.” rispondeva l’uomo. Poi continuando a spiarsi al suo interno l’uomo sospirò come se gli fosse piombato nello stomaco una intera montagna di sassi. Era diventato ancora più cupo, mentre la vita lo incalzava. “Cosa dici, ho creduto troppo in me stesso o forse troppo poco, dovevo aprirmi maggiormente col mio carattere o sono stato troppo espansivo?” Cazzo quell’uomo era stato un grosso dispensatore di pensieri, eppure in quel momento si era arrestato. Quasi ammutolito. Rewind dei pensieri. “Cara vita ho fatto di tutto per far felici gli altri e forse mi sono giocato gli anni, ora non riesco a fare lo stesso, sono steso nella mia melma dei pensieri stronzi. Ora non ho bisogno di pensare tanto, solo di vivere, sono come sempre me stesso e devo rendere conto solo a me stesso, dei miei silenzi, delle mie paure, dei miei sorrisi, e delle mie cazzate.” La vita lo guardava sorridendogli bene in faccia e gli ripeteva incessante che doveva sbrigarsi a mettere a fuoco le proprie fotografie dell’anima. Aveva un album intero da ricollocare in base a data ed emozioni. Non poteva lasciare tutto sparso per casa, doveva raccogliere idee e talento. In fondo finora era stato severo con se stesso. Quando lo sei troppo, le persone vengono prese in contropiede e non riescono a capire come sei realmente. “Sai cara vita ora come ora dovessero chiedermi di me risponderei che sono un intero casino, nelle mani di una mia follia piena d’emozioni altalenanti. Quello sono ma ne sono felicemente consapevole e non cambierei mai”. A quel punto la vita si incupì e penso fosse tempo perso a capire quell’uomo. Vita vuoi un consiglio… fottiti.
Franco

Sereno Notturno​

Parlando al vento incontrai un’eco

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Parlando al vento incontrai un’eco

Era stanco e cercava di mettere in fila i suoi pensieri annebbiati, fatti di pulviscolo del tempo e gocce di sudore della vita. Era tanto lucido con quella voglia di assaporare un silenzio in mezzo al frastuono e il cinguettio degli uccelli alle cinque del mattino. Perché pochi hanno il privilegio di farsi coccolare dalla natura che si sveglia e vive nella notte. Svegliava il giorno accanto a lenzuola ancora stirate nell’altra metà e scendeva dal letto sicuro di non svegliare nessuno. Preparandosi quel caffè che berrà per intero. Non serve troppo tempo per metterei i vestiti dopo essere passato a darsi una lavata al viso, non serve capire perché quel doccia schiuma dura così tanto o la biancheria sporca sia sempre a metà. Conta forse solo la consapevolezza, che chiusa quella porta, l’unico che l’aprirà sarà lui. Franco

Decidere quando

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Diciamo la verità: quanta gente pensa di passare la vita a dimostrare qualcosa; che sia sul lavoro o nei confronti di qualcuno!
Alla fine le persone capiscono di te quello che vogliono raccogliere.
Perché le persone sono così, cercano di spremere il succo della tua essenza. Solo tu però puoi decidere se ne vale la pena o meno.
Cosa insegna la vita agli altri, forse non troppo visto che tanti sono ancora lì a pensare come contare nella vita, dimenticando che si deve valere prima per sé stessi. E poi il resto è storia. Franco

Rilettura in silenzio

 

 

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Rilettura in silenzio

Quell’uomo si appoggiava spesso al davanzale dei ricordi. Chiudeva gli occhi e aprendo bene le narici ne aspirava profumi e sensazioni.
Cambiavano gli odori e urtavano il timore dei ricordi.
Un bambino poteva rifugiarsi sotto il tavolo per scappare, quell’uomo era in una stanza senza tavoli e sedie, pareti bianche ovattate, dove i rumori tornavano al mittente. Non sentiva nulla provenire dall’esterno e nessuno sentiva il suo lamento.
Lo trovavano spesso rannicchiato intento a dondolarsi ridendo da solo come in una sorte di frenesia isterica dovuta al fumo di una canna. Non era in preda a una fumata in penombra, aveva da sempre il desiderio di sentirsi fuori dal coro e lontano da chi pensava sempre nella stessa direzione. Uomini senza una propria visione, un’idea, un espediente per uscire dall’anonimato di persone perfette.
Impeccabili per chi, forse per il fottuto genere umano che fotocopia immagini e le distribuisce a chi senza una propria idea sfrutta la volontà altrui.
Non è nulla di triste, le riflessioni non lo sono maii.
Io le chiamo “matriosche dell’anima.
E’ già tanto averne una salda e desiderosa di cieli con l’arcobaleno. Franco

Resti di una follia della carne

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Resti di una follia della carne

Celami o scostami
nei desideri apparenti
fuggendo ogni verso incolto
salvato dalle sostanze.

Percepisco le mutazioni
di quegli iceberg che
si chiamano emozioni
all’apparenza troppo gelidi.

Si sciolgono però in un attimo
massaggiate da quei mutamenti indecenti
fatti di voglie e sereno godimento
tra rivoli e scie d’incontaminato piacere.

Li assorbi tra le dita e ne nutri spessore
guardandone in trasparenza la viscosità
poi ignara continui a cercare
quella carne che ansima in pieghe d’emozione.

Franco

Sereno Notturno

Nulla volli sapere

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Nulla volli sapere
Potevo nascere diverso, forse era chiedere troppo o troppo poco.
In realtà diverso da chi o da cosa. Alla fine essere se stessi ripaga per il semplice fatto che non pensi all’ultima risposta per paura di sbagliare. L’istintivo le sa le risposte, perchè lui è così. Cosa naturale, affare di pochi, il dna non mente. Puro rapido istintivo. Era li che cadeva l’uomo: sull’istinto. Gli altri vanno a mucchi insieme e nessuno contro, facile non sbagliare, eppure andare avanti in quel senso alla fine si sbaglia tutti assieme. Bella figura. Le donne le conosco per quel che posso, per il resto ci si ingegna a comprenderle, danno tanto e ricevono poco. Quando ricevono è per lo più nel modo sbagliato. Per questa ragione sono contro l’8 marzo. Sono solo scuse per togliersi un fardello. L’ideale sarebbe riconoscere i giusti meriti. Franco

Sereno Notturno

Contro l’8 marzo

Lea Melandri, saggista
8 marzo: le mimose lasciatele sugli alberi. In casa, dopo un po’, fanno cattivo odore.

Chissà perché la ricorrenza di un evento luttuoso – quale è stato storicamente l’8 marzo – è diventata, prima la “giornata” e poi “la festa della donna”.

Per anni ho costretto me stessa a darle un senso, più che altro per il rispetto dovuto a tutte le associazioni, gruppi femminili e femministi che avrebbero preso quell’occasione per incontri e dibattiti su temi di comune interesse.

Oggi, di fronte ai rimasugli penosi che escono dalle radio, dalle televisioni e dai giornali, di quella che pervicacemente, vergognosamente resta la “questione femminile” – le donne considerate alla stregua di un gruppo sociale svantaggiato o come un “genere” da uguagliare o tutelare sulla base dell’ordine creato dal sesso vincente – ho un desiderio forte e deciso:

che non se ne parli più;

che nessuna data venga d’ora innanzi a fare da velo a uno dei rapporti di potere che oggi, molto più che in passato, appare scopertamente come la base di tutte le forme di dominio che la storia ha conosciuto, nella nostra come nelle altre civiltà;

che si dica con chiarezza che non di “cose di donne” stiamo parlando, ma dell’idea di virilità che ha deciso dei destini di un sesso e dell’altro, della cultura – e della storia che vi è stata costruita sopra, nel privato come nel pubblico;

che gli uomini si prendano la responsabilità di interrogarsi sulla violenza di ogni genere perpetrata nei secoli dai loro simili, e che lo facciano, come hanno fatto le donne, partendo da se stessi, consapevoli che solo indagando a fondo nella singolarità delle vite e delle esperienze personali possiamo scoprire le radici di una visione del mondo che ci accomuna, al di là di spazi e tempi.
Non sono pregiudizialmente contraria alle ricorrenze ma vorrei che, senza storpiarne o banalizzarne il significato, diventassero per tutti un momento di riflessione: ossia di riconoscimento degli interrogativi che vi sono connessi e delle aspettative di cambiamento che da lì si possono aprire.

Non è stato così per l’8 marzo, che ha visto un tema di primaria importanza per la crisi che stanno attraversando la politica, l’economia e la civiltà stessa – la relazione tra i sessi, la divisione sessuale del lavoro, la dicotomia tra privato e pubblico, natura e cultura, eccetera – restringersi progressivamente a pochi scampoli rivendicativi dettati dall’endemica “miseria femminile”.

A quante mi obietteranno che così si toglie un’opportunità di portare allo scoperto, sia pure per un giorno solo, il faticoso lavoro carsico del movimento delle donne, rispondo che può essere, al contrario, la spinta per creare da noi stesse le occasioni di incontro che ci servono, senza attendere che ce le offrano altri, con un mazzetto di mimose.