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Piacevoli silenzi

“A volte non ho neanche voglia di parlare con me stesso. Devo essere preso a piccole dosi, perché mi auto travolgo senza saperlo.
19 maggio 2012 alle ore 5:56″
– C. Bukowski.

“Le piccole frasi racchiudono grandi verità. Risultiamo scontrosi, irriverenti molte volte altezzosi.
Invece siamo solo noi, veri, con profonde verità dell’anima. Quelli anticonformisti e spacca coglioni, quelli che non collimano con la maggior parte delle persone. Ma siamo noi, quelli che non si piegano ai discorsi di tutti”
Sereno Notturno

Anime fragili

“Quello che sicuramente rimarrà impresso di questo periodo è la difficoltà.
Per tutti indistintamente, chi lavora, chi studia, chi è senza lavoro, chi crede in una soluzione e chi la nega.
In tutto questo calderone,  ci sono le anime fragili, quelle, vuoi per un lockdown, per la didattica a distanza, per una grave perdita di un parente caro, o per colpa della disoccupazione, per una lontananza affettiva o proprio per una solitudine, si trovano in un periodo di depressione.
Volevo nel mio piccolo dire, di ascoltare chi gli sta vicino con una parola o per compagnia, perché gradisce la sua persona.
Se qualcuno abbozza una piccola soluzione, non prenda questa come una ferita, voltandosi dall’altra parte o dire ok farò come dici, ma si imponga a metterla in pratica, perché chi sta aiutando, non pretende nulla, solo il bene di quella persona.
Qualcuno vuole rendere la sua vita, quasi come un masochista che cerca  di essere ferito. Intorno ci sono persone che magari non meritano e ci sono persone che ci tengono al loro bene, anche se non contraccambiato. Lo fanno semplicemente perché amano prendersi cura delle persone a cui vogliono e stanno bene insieme”

Sereno Notturno

Profumo d’orgasmo

Profumo d’orgasmo

“E se fosse che stiamo solo giocando, difficile credere agli istinti che non vibrano.
No, siamo tempesta che si eccita sulla pelle, siamo tormento che ci prende in un orgasmo e forse solo terra infinita ai nostri piedi.
Le penombre sono fatte come contorno a capezzoli irti e a falli turgidi, che amplificano le forme e ne aumentano la consistenza, dietro il riflesso di quella candela. Il sesso scompare e d’un tratto riappare allungando il volume. Il muro pare quasi ballare dietro i colpi assestati in quella notte di follia.
Ma la candela non si placa, anche dopo il continuo fottere lei espande profumo, che mescolandosi al piacere cola sulle gambe flesse e ne eccita il grido d’arrivo.
Sereno Notturno

Il grande rutto

“Le giornate silenti forse servono solo a questo, a rivivere e mettere insieme i fotogrammi del tempo.
I gesti, le emozioni e le scelte, le organizzi e cataloghi in una grande raccolta, chiudendo gli occhi nella stanza in penombra, tra il profumo di una candela e una luce fioca.
Non importa cosa vedi, cosa passa per la tua testa, e forse nemmeno t’importa.
Sarà come essere a teatro, ci sono spettatori, attori, comparse, che con impegno fanno la loro parte, applauditi da un pubblico attento.
La vita è questa, solo senza copione, così a braccio, vivi e cerchi di essere all’altezza del percorso. Forse vuoi troppo da te stesso e assai dagli altri, ma dovrai restare nei cuori come un grandissimo e fottutissimo rompiballe.
In questo caso nemmeno il grande Charles si asterrebbe dal commentare con un grandissimo rutto, dopo una cicca consumata e una bottiglia di whisky dal fondo ormai trasparente”
Sereno Notturno

Distruttori di un futuro

“Percorsi strani della vita, dove sembri svuotato di ogni pensiero concetto o proposizione. Si è così a volte, quando forse cala un po’ di stanchezza sui giorni.
Gli stessi che si cercava di portare avanti, dettati dal buon senso, dal desiderio di costruire, guardando la vita in crescita. Guardi chi ti sta accanto, per far rinascere quel guanto di sfida che ti ha portato sin qui. Questi gli sguardi protetti e celati, forse mai abbandonati, su un futuro che deve continuare a generare ottimismo, anche nelle menti di chi ora vuole distruggere”
Sereno Notturno

Strane compagnie

Strane compagnie

Cosa passava nelle vene, nella testa e nelle gesta nemmeno per un attimo lo si poteva immaginare.
Si correva e si viveva sull’onda frenetica di un suono o di un momento. Chi in quell’istante non c’era, poteva solo intuirlo, noi eravamo gli Eroi del nostro tempo, almeno ci si sentiva tali, niente e nulla poteva impensierirci, tutto era lecito nel pieno rispetto degli altri.
Così quel giorno ci trovammo, lo ricordo come fosse ieri a casa di Cinzia, due sue amiche e i miei amici, sua mamma era una tipa moderna, ricordo ancora il modo e il tono con cui si rivolgeva a noi, lo stesso nostro linguaggio e divertimenti. Sarda d’adozione, trapiantata a Modena, viveva in un lussuoso appartamento vicino alla stazione ferroviaria, stanze ampie, alte e affreschi sul soffitto, non sapevo se fosse casa sua o fosse in affitto, in fondo non importava così tanto al mio amico, l’aveva conosciuta tempo addietro e aveva perso tanto la testa che non capiva più nulla. La sua amica era castana chiara, ricordo ancora una foto in tuta da ballerina, bel fisico, molto stronza e così arpia e trasgressiva da instaurare, forse con la nostra complicità, argomenti come la masturbazione e come lo si faceva, ricordiamoci che erano gli anni che andavano dal settantotto all’ottanta e mentalmente si cominciava allora ad aprirsi

«Ma voi ragazzi quando vi toccate dove lo fate, sarebbe eccitante guardarvi!»

La sera viaggiava su un unico filo conduttore più o meno piccante, non potevo essere falso, quella situazione e sensazione era altamente erotica.
Monica era la terza amica, andavo fiero della sua amicizia, sapevo non sarebbe mai nato nulla tra noi, una ragazza difficile, per il suo trascorso con un ragazzo che si drogava, reso molto più difficile dal fatto lui si fosse appena fatto sentire da lei e la martoriasse con richieste assurde, arrivando al punto da farle assumere sostanze. Cazzo giuro che non avevo mai visto nulla di simile, lei quella sera estraniata dal gruppo, dopo l’incontro con lui era un’altra persona, viaggiava col corpo, si dimenava, rideva da sola e nella testa sempre e solo una canzone, quella che sarebbe diventata la nostra canzone del gruppo.
Monica era alta magra, fortemente espansiva, un bel carattere, si intuiva la necessità sua di riuscire ad avere un contatto sereno con qualcuno.
Allora era tutto bello, le avventure, la stravaganza e l’eccesso.

Noi eravamo gli eroi

La madre di Cinzia stava al gioco, sapeva di noi, sapeva della nostra promiscuità di opinioni e comportamenti, lei era il nostro capo eroe. Di quella cena ricordo la carne e il mirto che ci servì alla fine; mi diede pure la ricetta per farlo. Ricordo quella musica e ricordo Monica che la cantava mentre si rotolava nel letto. Ricordo quei momenti e col senno di poi, avrei voluto poterli fermare lì sull’istante. Dopo un anno Monica venne trovata morta nel bagno di casa sua, ad avvisarmi furono le sue amiche. Si era trattato di overdose. A uno a uno da quel momento furono falcidiati molti giovani come noi, che forse non sapevano quando fermarsi in tempo, menti forse deboli, sfortunate o frequentatori di strane compagnie.
Si sa noi in quel tempo eravamo

«The heroes»

Sereno Notturno

«EROI»
(Bowie/Eno)

Io, io sarò re
E tu, tu sarai la regina
Sebbene niente li porterà via
Li possiamo battere, solo per un giorno
Possiamo essere Eroi, solo per un giorno

E tu, tu puoi essere mediocre
E io, io berrò tutto il tempo
Perché siamo amanti, e questo è un fatto
Si siamo amanti, è proprio così

Sebbene niente ci terrà uniti
Potremmo rubare un po’ di tempo
per un solo giorno
Possiamo essere Eroi, per sempre
Che ne dici?

Io, io vorrei che tu sapessi nuotare
Come i delfini, come i delfini nuotano
Sebbene nulla,
nulla ci terrà uniti
Possiamo batterli, ancora e per sempre
Oh possiamo essere Eroi,
anche solo per un giorno

Io, io sarò re
E tu, tu sarai la regina
Sebbene niente li porterà via
Possiamo essere Eroi, solo per un giorno
Possiamo essere noi, solo per un giorno

Io, io posso ricordare (mi ricordo)
In piedi accanto al Muro (accanto al Muro)
E i fucili spararono sopra le nostre teste
(sopra le nostre teste)
E ci baciammo,
come se niente potesse accadere
(niente potesse accadere)
E la vergogna era dall’altra parte
Oh possiamo batterli, ancora e per sempre
Allora potremmo essere Eroi,
anche solo per un giorno

Possiamo essere Eroi
Possiamo essere Eroi
Possiamo essere Eroi
Solo per un giorno
Possiamo essere Eroi

Siamo un nulla, e nulla ci aiuterà
Forse stiamo mentendo,
allora è meglio che tu non rimanga
Ma potremmo essere più al sicuro,
solo per un giorno

Oh-oh-oh-ohh, oh-oh-oh-ohh,
anche solo per un giorno

Paure del giorno

“Passano veloci i giorni, sia quelli che non vorresti come pure quelli che aspetti.
Passano perché le ore sono le stesse, inutile pensare non sia così. Tranquillamente volano sui pensieri, sulle frasi, sui timori e sulle rinascite. Semplicemente sono parte di quel soffio di tempo che ci da respiro.
Allora senti i profumi, la pelle, odora il sesso e buttati a capofitto nel piacere. Prendilo apprezzarlo e godine finché  esiste”
Sereno Notturno

Dal pensiero alla carta

“L’inferno dei pensieri, anima e corrode una mente fragile.
Scrive sulla carta, quello che la testa produce e trasforma in una logica follia tutto ciò che passa.
Anime viaggiatrici che conoscete amori e umori, unite le parole e trasformatele in un messaggio.
Non solo chi sussurra frasi delicate, prova ciò che sente. Perché esisterà sempre un forestiero in terra che prova ciò che sente”
Sereno Notturno

Nella penombra di una stanza


“La situazione migliore per entrambi, è guardare il proprio e l’altrui corpo. Rende liberi e innesca una sorta di magnetismo, che non trovi certamente nel consumare un atto che fa sembrare tutto molto sterile.
Capire stuzzicare e godere del corpo questo porta libertà e complicità.
Quando lei uscì nella penombra, aveva un accappatoio dal colore chiarissimo, largo e bagnato delle sue forme. In testa un asciugamano a raccogliere i capelli. Lui  glielo slacciò e si sentiva al tatto la pelle umida, i capezzoli irti e l’aureola increspata.  Aveva con sé qualcosa con cui la stuzzicava, le andò dietro e cominciò a usare quel minuscolo frustino sulla pelle che subito rabbrividì di piacere.
L’essere violata nelle spalle,  lungo il corpo, nel culo rendeva la sua eccitazione all’estremo, tanto che scostò leggermente le gambe, sperando lui l’accarezzasse col frustino.
Ma lui si limitò a guardarla, il piacere tra le gambe cominciava a essere presente, e allungò le mani per portarsi in dono quel fremito che precedeva l’orgasmo. Un fremito presente e crescente, tanto che scivolò dentro, senza opporre il benché minimo sforzo.
Lei, la sua mente e i suoi pensieri, erano un’unica piacere, nelle mani sapienti di lui”
Sereno Notturno