Sia

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Sia

Chi legge e chi riesce a leggerti.
Chi capisce e chi riesce a capirti.
Un bel fardello essere complicati.
Fino a quando non sai se sei tu a esserlo o gli altri poco propensi a capirlo.
Molto più facile sedersi,
Quello però significherebbe non essere vivi.
Franco

Riflessione

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Riflessione
Dobbiamo sapere fino in fondo cosa siamo stati per poter capire cosa siamo ora. Come ci relazioniamo con l’esterno è il frutto di quel compromesso tenuto fin da piccoli. Allora scopri che capire e vivere chi ti sta vicino, ti può essere di conforto, perché in quel momento di riflessione ti rivedi. Il rapporto con i figli deve essere lo stesso che tra fratelli, certo un fratello maggiore che aiuta nelle debolezze e nelle incertezze. Perché si sa che di tutto si ha bisogno, meno di autorità e imposizioni. Quel connubio che rende complici, quel sorriso che mette sicurezza, come a dire “io sono qua per aiutarti” Qualunque sia il rapporto, padre, fratello marito o compagno, passa attraverso gesti semplici. Ai più questo sfugge e non ci si deve fossilizzare sull’abitudine perché è presagio d’insofferenza. Scoprire, vivendo cose nuove porta una gioventù nuova che alla veneranda età della soglia superata dei 50 non può che far sentire bene e in armonia con il mondo.
Franco

Sfiori

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Sfiori

Essere troppo esigenti con sé stessi, porta inevitabilmente ad un muro contro muro nei confronti di chi ti vive.
Questa esigenza forse nasce dall’auto difesa di dolori mai sopiti.
Franco

Perseveranza e riflessione

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Perseveranza e riflessione
Con quella lima ho costruito un’arma talmente inverosimile, che nemmeno le guardie fuori dalla cella sarebbero state in grado di neutralizzare.
Con quella, giorno dopo giorno, ho scavato intorno alle piastrelle nell’unico folle intento di uscire a raccogliere un fiore e sentirne il profumo della libertà.
Franco

Sguardi paralleli

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Sguardi paralleli
Finalmente è giunta l’ora, ho i miei sessanta minuti d’aria e vado li fuori, ho paura, non so cosa mi aspetta tra quelle vie. Mi hanno raccontato le cose più assurde, persone che non riescono più a sorridere, quasi impaurite di essere prese per pazze. Un rituale sconvolgente duro e inesorabile le ha ridotte così, senza potere decisionale sui propri umori… dei robot, senza sentimenti proprio come volevano che fosse. Loro se la ghignano di vedere persone in quello stato, perché sanno di averle in pugno. Giro l’angolo e un’anziana guarda impaurita l’orizzonte e si ferma, quasi a voler scrutare la sua disperazione, mentre incrociando l’angolo della piazza un magrebino con faccia allegra, (perché lui è abituato a cose peggiori, nella disperazione più assoluta ha lasciato la tutto nella sua città. Non intuisce che l’anziana signora, viene dai duri tempi della guerra, eppure lei è triste sempre più e abbassando lo sguardo, vede che un gruppo di anziani di colore ha praticamente invaso le panchine. Il loro ritrovo è li in piazza, quella che una volta lei adorava, sul fare della sera, con la brezza portava fuori la sua sedia e parlava tra amiche. Ora… non distingue più tra il bene e il male e nell’indecisione tira dritto pensando con gli occhi lucidi che in fondo non le resterà molto da vivere. «Ciao Gianna dove stai andando così di fretta» Sua figlia la guarda e con un tiepido sorriso le risponde che va dal parrucchiere uomo donna, almeno così è scritto davanti al negozio, nell’insegna diversi disegni di pettinature inguardabili. «Sai mi hanno detto che si accontentano e sono bravi, non usano nemmeno shampoo d’importazione, questo almeno è un bene per i miei capelli e per il mio portafoglio.
Il negozio di acconciature l’hanno rilevato dei cinesi che hanno pagato in contanti l’attività alla mia amica,lei è andata in pensione e con quei soldi riesce a tirare avanti.»
Cazzo, non so sinceramente se tornare dentro subito e non vedere altro o continuare, ma oramai si fa buio e i vicoli sono sempre meno affollati, eppure delle voci mi fanno continuare, non sono propriamente delle voci, provengono dall’androne del palazzo disabitato, io devo passarci per forza davanti e soffermandomi intravedo una coppietta, lui con i pantaloni abbassati e lei praticamente attaccata con la schiena al muro e le cosce sorrette dalle mani di lui, Una coppia giovane, lei ha la pelle liscia e la guardo senza imbarazzo, anche lei mi guarda come a scusarsi, ma io faccio un gesto con la mano in segno di saluto e penso che in fondo queste sono veramente le cose giuste e belle della vita.
Mi aspettano per il ritorno, felice di saper cosa raccontare a me stesso stanotte.

Scomodatevi

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Scomodatevi
Buongiorno compagni di viaggio, da un pochino volevo scrivere per rendervi partecipi sul mio stato di salute, ma qui sembra non si fidino di me. Mi hanno lasciato solo alcuni foglietti e una biro con inchiostro nero, proprio perché se mi dovessi ferire, loro se ne accorgerebbero all’istante dal colore sul foglio. C’è un unico buco qua in alto, dove penso sia alloggiata una telecamera. La vedo che gira mano a mano io mi muovo nella stanza ahahahah, non voglio farvi ridere, state allerta io li sento anche dietro la porta, grattano e sgignazzano divertiti. Li sento confabulare come quella sera che mi hanno prelevato a casa, erano in quattro ma io non facevo male a nessuno e tanto meno lo avrei fatto a loro. Magari solo un morso, per sentire la loro carne.
Mi da fastidio tutta questa luce che si riflette sulle pareti bianche, loro mi hanno detto che è un nuovo stile moderno, coibentato, non un quadro una finestra o una televisione, io penso male di loro, perché non hanno nemmeno un briciolo di gusto, non mi hanno provato i vestiti tutti di cotone con maniche lunghissime. “Ti serviranno per le uscite quelle maniche” questo mi hanno detto. Ho voglia di correre e prendo la rincorsa da una parte all’altra della stanza sbattendo forte perché non ho spazio e sento loro che mi dicono dal megafono di smetterla, così mi faccio male. Ora mi hanno appena detto che devo riporre la biro nella scatolina che ritireranno a breve.
Per ora riesco a scrivere questo.
Franco

 

Il canto della notte

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Il canto della notte
Non capiva, era pieno di sogni derubati dall’alba al tramonto, dall’estate all’inverno. C’era qualcosa di tangibile, ma lo voleva rendere eccessivo. Nello stesso istante voleva sentirne la pelle liscia infrangersi dentro gli stessi polpastrelli volutamente cercati. Lei lo guardava desiderava viverlo, cantarlo e tenerlo. Mentre sfiorava una ruga d’espressione, la sentiva vivere della stessa emozione del profumo del mare.
Cosa ne sapeva in fondo il mare di quel sottile vocio dentro la sua anima.
Continuò a farsi carezzare da quella sensazione che non lo mollava mai, sicuro che sarebbe esploso a cercarne ogni profumo intenso.
Si svegliò sudato senza nessun ricordo.
Franco

Riguardo te

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Riguardo…Te

Quel giorno era costruito sui lividi della notte, piccole situazioni che cambiavano colore tra il grigio e il violaceo, con a sprazzi il colore del mare e del sole, così era il cielo che voleva fuggire al nascosto desiderio di non apparire.
Segreti indelebili, pensieri più o meno contorti che sfioravano l’apertura delle palpebre, mentre allungando una mano non ne trovava il possesso, se non il disteso lenzuolo come unica piega di qualcosa di lontano.
Eppure sapeva che da li qualcuno era passato, si ricordava chiaramente dei profumi dei gesti e dei discorsi, tra una risata lunga e un rapido scambio di sguardi, ne sentiva ancora la consistenza di quei seni tenuti a riserva per il suo orgasmo, mentre spariva e ricompariva il chiaro simbolo di un piacere.
Lui era a conoscenza di ogni minimo gesto o pensiero fosse passato in quella testa, ogni lento sfiorare, anche il semplice stuzzicarla intenta nella cena, gli piaceva prendere alla sprovvista un corpo e possederlo nei ritmi di ogni giorno, mentre sfilava di lei gli unici indumenti indossati che scivolavano via come olio nella teglia, cercava invano di continuare i movimenti al tavolo, ma veniva sorpresa dalla consistenza di quello che in quel momento era la sua maggior fonte di respiro, splendidamente eretto a consistenza,
Sobbalzando, ormai ogni centimetro di pelle era avvolto nella farina e ne sentiva l’odore nelle mani mescolato all’impasto del piacere, si quello stesso che l’avrebbe portata a divaricare i glutei per agevolare il pertugio, reclinando il capo in avanti in segno di resa.
Non so cosa portasse a tanto e dove si traesse spunto per un amplesso mai visto, quale celebre follia si districava tra un colpo di reni e un lento tirar di pasta, accarezzando in gesti chiari quel simbolo fallico che aveva tra le mani, pensando a ciò che si muoveva nel suo corpo.
Sicuramente la sorpresa era ben voluta, lo dimostrava ampiamente l’umido sfiorar di cosce, mentre ritraendo l’arma della lotta ne seguiva la lenta scia, con le uniche forze che rimanevano volse lo sguardo alla ricerca di quella bocca dalla svelta lingua che tanto aveva bramato al suo cospetto.

Sereno Notturno15,00 – 16/03/2014

Via ia ia ia

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Via ia ia ia
Il vento era di quelli forti, non muoveva nulla ma faceva rumore nella mente.
Così l’uomo si rannicchiò su se stesso aspettando passasse, nulla però fermava l’eco dei pensieri.
Franco

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All’inizio un pensiero
Vivo col segreto del tempo, ascoltando parole che debbono risultarmi forti e sicure.
Non vivo i colori sbiaditi, ma quelli che lasciano segni decisi.
Franco

Primo maggio

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Ai nostri governanti
Buon 1° Maggio a chi si alza presto la mattina contento di farlo, consapevole che in molti farebbero la stessa cosa in cambio di un lavoro perlomeno dignitoso. Perché si sa la festa dei lavoratori viene festeggiata da molti anni con profonda amarezza, comprendere che il primo articolo della nostra costituzione recita: « L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. » mette sinceramente tristezza. Cosa dobbiamo insegnare a chi ci governa, forse solo che ci ascolti, che capisca noi siamo l’Italia di quell’articolo della costituzione. Abbiamo persone capaci al lavoro, si sacrificano la notte dando un servizio al cittadino, mi viene da pensare alle forze dell’ordine, ai pompieri, ai dottori, agli infermieri, agli os che fanno del loro lavoro una vera e propria missione. Quando senti un rumore la notte o tardi a rientrare e trovi i camion della nettezza urbana, loro chi sono, lavoratori che fanno della loro professione un esempio. Dimentico tanti, compresi quelli che in questi anni sono saliti alla cronaca per i loro giustissimi scioperi e parlo dei minatori. Ma quanti ce ne sono dei lavori che noi non conosciamo, ma sono svolti con profonda dedizione.
A tutti quei lavoratori onesti del giorno e della notte dico grazie
Allora io dico, leggetevi la costituzione voi che pensate di comandare, perché in fondo chi ha lottato per averla era pur sempre uno di noi o un vostro parente e voi sputtanate il lavoro in nome di un cazzo di diritto: quello di comandare e arricchirvi.
Non funziona così, perché qualcuno prima o poi si alzerà dalla tomba e vi farà rinsavire dalla vostra finta autorità. Il mio ideale di uomo era quel caro presidente della repubblica dal nome di Sandro Pertini, il quale guardava e mestamente diceva: «Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero»
Perché era vero quello che lui asseriva: «I giovani non hanno bisogno di prediche, i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo»
Sinceramente e con l’amaro in bocca dico a chi ci governa vaffanculo.
Franco Pancaldi