Quell’odore del nulla

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Quell’odore del nulla
In fondo siamo tutti piccoli in un mondo di piccoli. Con la differenza che c’è chi sgomita per respirare e chi cerca di emergere in silenzio con la sola arma che possiede: L’anima.
Il resto sono battute da vicoli malandati e buii, tra l’odore di piscio e l’avanzo rangido di un pasto frettoloso. Franco

Sereno Notturno

 

Spiando la coltre

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Spiando la coltre
Come doveva essere per piacere agli altri, se lo domandava spesso quell’uomo, mentre passeggiando per i vicoli scuri del paese, calciando lattine o pacchetti di sigarette appallottolati su se stessi, li cacciava fino all’angolo più buio, quasi a volerli nascondere alla vista di chiunque, quasi testimoni scomodi del suo passaggio. Potrebbe mai esistere risposta più semplice, eppure correva nella testa come un tarlo, un perché, e voleva trovare a forza una soluzione.
Non doveva essere in alcun modo, solo conoscitore reale dei suoi limiti, anche se come diceva spesso: “Conosco i miei limiti, ma non me li pongo”
Sono scelte? Assolutamente no, sono realtà e puro carattere, se solo sapesse quell’uomo di piacere agli altri per il fatto di non essere se stesso, manderebbe a puttane ogni sorta d’amicizia o come diceva il vecchio Charles, “piuttosto affonderei nel whisky”. Già usciva pazzo per quel cazzo di vita, che nulla aveva di umanamente concepibile, figurarsi frastornato dai fumi dell’alcool. Porca lurida, forse sarebbe stato un viaggio maestoso e se lo stava perdendo. Ma non poteva, doveva essere sobrio nei confronti di chi gli aveva insegnato quel cazzo di vita, che nonostante tutto era la sua.
Instancabile, folle, amico sicuro, e pazzamente portato alla genialità mentale, quella vera che faceva ricordare e scordare allo stesso tempo. Viaggiava così, con le stesse chiare, limpide, e nitide scopate della tentazione che rimanevano con una forza incessante in chi le viveva, in chi le odorava per ore intriso nel biancastro odore.
Ogni angolo delle lenzuola viveva di sesso, esasperando la mente, facendone medicina per lo stato d’animo… il suo.
In un continuo e lungo crescere, dentro un lusingato gusto dal godimento fantastico, erezioni che scovavano la più alta punta della stella del piacere, guardando in basso quei corpi che non si davano pace.
Alla fine si svegliò , quanta strada aveva percorso la sua mente e quante incertezze aveva dovuto affrontare, ma sempre rimanendo se stesso. Ventisei settembre duemilatredici

Tormento

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Quando nella tua mente escogiti un sistema per rilassare il tuo corpo, urge una necessità di riflessione, per evitare che l’abbandono sia totale.
Risalire una china in tormento allevia le mille contraddizioni di un essere umano.
Franco

Sereno Notturno

Leggere dentro

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Saper cos’è il cielo
senza avere la cognizione di dove finisce
è come cercare di conoscere gli abissi del mare
senza capire dove ti portano.
A sua volta cercar di leggere un’anima
resta un’impegno arduo
se non riesci a viverla con l’entusiasmo
di un’emozione.

Sereno notturno

Il passato che ritorna

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Il passato che ritorna

Quella era una notte d’inverno con quel freddo che a malapena i cappotti riuscivano a contenere. Proprio di fronte al locale un uomo era disteso a terra rantolante, gli occhi non si scorgevano perché chiusi. Respirava a fatica e, per portarlo al caldo lo presero di peso. Una grande folla intorno, poi sempre meno fino a scemare quando fu del tutto dentro al pub.

Non si sapeva esattamente cosa fosse successo a quell’uomo dalla fisionomia esile ma dall’aspetto curato. Ero seduto in quel tavolino di legno graffiato, pieno di firme e disegni strani, li all’angolo del pub osservavo la scena, quando mi avvicinò una ragazza chiaramente scossa alla vista dell’uomo.

Mi chiese se poteva bere con me una birra, aggiungendo che forse la cosa sembrava strana e scortese ma aspettava qualcuno e non voleva rimanere sola. Feci onestamente la figura di quello che se la tirava, tutt’altro, non vedevo l’ora di chiacchierare con qualcuno.

Acconsentii facendola accomodare al tavolo.

Parlava, guardava e abbassava gli occhi, sempre così almeno per dieci minuti buoni. Mi disse che si chiamava Vittoria e lavorava come receptionist all’hotel della città. Quella sera aveva appena smesso e come le accadeva ogni tanto si era fermata a mangiare un hot dog e bere una birra. Così chiamai il cameriere e ordinai per tutti e due. Mi trovavo di fronte a una ragazza dai lineamenti fini, estroversa e con un bel sorriso. Ci ascoltammo per circa un’ora arrivando al punto di prendere l’argomento delle emozioni. Ero sinceramente abituato a parlare, però mi ero incantato con le sue parole mentre mi descriveva se stessa, come fosse e che anima sensibile ma forte avesse. Parlammo di un’infinità di cose e lei arrivò a chiedermi se avevo sentito parlare del grande Buk, io in quel momento sinceramente pensavo a altro, ma ascoltavo preso dal suo racconto. Casa mia col suo disordine e l’odore di alcool e sigaretta ricordava un attimo la sala di Charles e intenzionalmente glielo dissi. Si scatenò un’ammirazione folle nei miei confronti. Non so se lo pensasse davvero o volesse solo entrare a casa mia. Qualunque fosse la risposta decidemmo di continuare i nostri discorsi proprio nel mio appartamento. Mi chiese se poteva comperare qualche birra, a quella domanda scoppiai in una fragorosa risata, perché forse pensava di non trovarle a casa mia, in cantina ne avevo un mezzo scaffale e in frigo due ripiani. Uscimmo dal locale, lei prese la sua macchina e mi seguì. Era una di quelle sere strane in cui non ti aspetti nulla, tanto meno tornare a casa con una donna. Cazzo, imprecando tra me e me, pensai subito allo stato della casa, se avessi messo dentro la cesta della biancheria sporca le mie mutande, se avessi il bagno un po’ in ordine. Non volevo entrasse e uscisse subito schifata. Mi feci subito una ragione capendo non le dispiacesse quel genere di caos.

Messo la chiave nella toppa entrammo e accendendo la luce tirai un sospiro di sollievo, almeno le mutande non erano in giro. Lasciando i cappotti sul primo posto che capitava ci sedemmo sul divano, continuava a guardarmi e sentendosi a proprio agio si aprì. Disse che le era dispiaciuto avermi disturbato al tavolo del pub, ma aveva paura di quell’uomo. Voleva che la tenessi vicino ora. Passammo la sera a bere birre talmente vicini, anzi forse troppo, tanto che le nostre bocche impastate con l’alcool della birra si sfioravano di impeto, senza fermarsi. Nemmeno i nostri corpi trovavano sazietà, carne contro carne forzando con cautela ogni passaggio lecito e illecito, pareva ci conoscessimo da sempre, come pure i nostri corpi in quel lento e inesorabile piacere. Erano proprio i nostri sguardi la nostra foga e i nostri movimenti a rendere sazio quell’incontro. Quel sano odore misto di sesso e alcool, insieme alle risate, avevano allontanato gli spettri della paura. Ancor di più mi ricordava i racconti del grande vecchio. Lei mi cercava, voleva sentire l’odore del mio glande il profumo delle mie palle, avvinghiata al mio corpo ormai protetto. La notte passò annebbiata dalla birra, dai mille sguardi, e dagli evidenti sessi al massimo dello spasimo. Un’occasione splendida di conoscenza e complicità per entrambi, così proprio come recitava una frase del grande Charles: “Le donne, pensai, le donne sono magiche. Che esseri meravigliosi”.

Il mattino seguente si alzò e mi fece un caffè ormai padrona delle stanze, sentii la sua voce delicata e serena che mi ringraziava. Si sdraiò sul letto, portandosi le lenzuola sopra al seno mi guardò, e mi spiegò la ragione del suo comportamento: Quell’uomo sdraiato, privo di sensi all’ingresso del pub era suo padre, l’aveva trovata nella città in cui lavorava e viveva. Un padre che aveva fatto della sua vita un incubo, beveva e le metteva le mani addosso, quella situazione le aveva messo una paura fottuta. Il padre soffriva di cuore, questo lo sapeva, ma non poteva sopportare l’idea che la sua vita potesse essere nuovamente distrutta dalla sua presenza. La presi a protezione tra le mie braccia, notando un rivolo lungo gli occhi, stava piangendo dalla gioia di trovarsi sicura in quel letto.

Capii profondamente il vero significato della sua emozione e di quello che poteva essere viverla per entrambi.

Franco Pancaldi

Agosto 2012

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E poi c’era lei con la sua folle spavalderia. Sapeva incrinare le menti più attente.
Decisi i suoi gesti a portare allo stremo le voglie di quell’uomo.
Crescevano decise nelle stoffe di quei pantaloni che da li a poco sarebbero stati un dettaglio.

Sereno notturno

Un giorno d’emozione

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Un giorno d’emozione

Una giornata simile alle altre, colazione con caffè, briosche e doccia. Praticamente quello che facevo di solito la mattina prima del lavoro.
Suonarono alla porta e dopo aver guardato dallo spioncino aprii. La vicina con voce disinvolta, carinamente mi allungò un biglietto, scosse la testa come a dire di non saper la provenienza.
La ringraziai accennando a un sorriso d’imbarazzo, sia per il foglio che per la mia presenza in accappatoio.
Continuai a vestirmi dando un’occhiata a cosa mettermi nell’armadio, poi uscii, non prima d’aver letto il foglio. Sorrisi perché mi ricordava i fogliettini delle medie, quelli che ci passavamo tra innamorati.
Non vorrei rovinarmi la giornata pensai.
Di primo acchito lessi disinvolto, era piegato in quattro, pensi anzi fosse totalmente bianco.
A dir poco perplesso, scritto a mano con scrittura fluida.
Solo due righe: “Volevo trovare una ragione per cambiare il nostro giorno, ti aspetto al caffè dell’angolo”. poi la firma, la sua quella degli sguardi passati quelli della provocazione e d’intesa, mai espressi più di tanto. Dovevo contenere l’emozione sul mio volto. Arrivato, lei era seduta al tavolino gambe incrociate, sguardo fermo in direzione del mio; “ma come” dissi io…..!!!!
“Non chiederti mai il perché’ ” rispose lei.
Fu il giorno più’ bello della mia vita. Franco

Sereno notturno

Volto celato

 

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Volto celato

Le cose più care sono quelle che rimangono in un’anima, quelle che si impadroniscono dell’essere, quelle che ti sfiorano il cuore, evitando che smetta di battere.

Esisteva qualcosa di maledettamente intrigante nel suo sguardo.

Percepivo in lei l’emozione che celava volti consumati.

Affrettata nei meccanismi che tiepidamente cercavano di salvare il corpo dalla pura e voluttuosa essenza.

La donna trovava splendido e quasi irreale, poter riscoprire gesti che pensava di aver perso.
Gli stessi che probabilmente la invogliavano ad un sorriso silenzioso. Franco

Sereno notturno

Pulviscolo d’emozione

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Pulviscolo d’emozione

Vorrei anche solo immaginarti nei vicoli che odorano d’antico, coglierti nel nell’estasi di quel desiderio parte di un momento.
Immergermi nelle tue trasparenti stoffe accarezzando un volto che mi guarda con soggezione per timore io svanisca.
Ma si sa l’emozione dura l’attimo in cui la vivi. Franco

Sereno Notturno

“Sorrisi invernali”

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“Sorrisi invernali”, ecco quello é il punto. Capire che i sorrisi sono per tutte le stagioni. Non esiste stagione che non abbia un abito appropriato basta sapere cosa mettersi. Ecco vestiti di nuove eleganti emozioni. Quelle disturbano chi ne é carente o le usa di comodo. Franco

Sereno notturno

La frase

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Sereno notturno

 

 

Si scrive per esporre  sentimenti e stati d’animo, le sensazioni fluiscono come corpi oliati dal piacere.
Le leggi e poi le rileggi, prima che il tempo cambi le cose e le faccia volare via insieme ai pensieri.
Nessuno però avrà la possibilità di cancellarli dall’anima.

Franco Pancaldi

Ovvietà

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Ovvietà

Li chiamano viaggi mentali, quelli che di riflesso riescono a condizionare una mente.
Senza il lento progressivo appropriarsi di questi viaggi, si rimarrebbe chiusi in quella gabbia di malinconia, che renderebbe la vita ridotta all’ovvio.

Franco Pancaldi

Vetro

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Vetro
Non ho freddezza ma timido controllo.
nemmeno sicurezza, corro per non incontrare l’incertezza..
Ho forse un briciolo di saggezza sparpagliato qua e la
cibo per i piccioni
Forse sono un saltimbanco per qualcuno
questo per allontanare il buio.
So per certo di avere una grande anima
ma sono molto avaro e la regalo a chi mi emoziona.
Chi mi segue mi da emozione
cerco di ripagarlo con l’allegria, la saggezza, e l’anima
Senza mai essere saccente
materia per l’invidia. Franco.

Sereno Notturno

“Chi sono”

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“Chi sono?”.
Il punto è proprio questo.
Una minuscola domanda che racchiude una marea di considerazioni, pensieri, stati d’animo, approcci con la vita e di come la si vede.
Il più delle volte questa domanda mette in dubbio anche come l’hai vissuta fino a ora questa vita: bene, male, così così, noncurante di dove ti avrebbe portato. Sei giunto dove volevi, devi ancora arrivarci avresti sperato ti portasse da un’altra parte.
Questo forse non ha importanza.
Resta capire chi si è veramente.
Non è il dubbio che ci assale quando si cerca di capirsi
è la vera domanda.
Allora ci si risponde “Io sono me stesso”.
Cazzo… facile come risposta, ma ne sei sicuro?
Essere se stessi implica conoscenza.
Molti dicono di capire gli altri
balle
se non capisci te stesso, non sei in grado di capire nessuno.
Manca molte volte una maggior autostima, senza quella non vali un cazzo. Franco

Sereno Notturno